Telefonia fissa: ultimo miglio, stop alla liberalizzazione!!!

Telecom Italia e AGCOM si oppongono allo scorporo del costo della manutenzione dell’ultimo miglio. E il Governo ingrana la marcia indietro.

L’articolo del disegno di legge sulle liberalizzazioni che prevede lo scorporo del costo della manutenzione dall’affitto del cosidetto “doppino telefonico” è stato emendato.

Il Governo ha deciso di accogliere le critiche e le pressioni di AGCOM e, soprattutto, di Telecom Italia.

Non sarà quindi possibile, per i gestori che affittano il doppino da Telecom, rivolgersi ad imprese diverse dall’ex monopolista per gli interventi di manutenzione.

Da una parte vi è dunque l’AGCOM, che rivendica le proprie prerogative in materia ed è sostenuta dalla Conferenza delle altre Autorità europee e dalla stessa Commissione Europea, perché l’intervento del governo avrebbe comportato un’invasione di una sua competenza tipica.

È all’AGCOM, infatti, che spetta fissare regole e costi dell’accesso alla rete, tanto che la stessa Commissione ha chiesto spiegazioni al governo italiano per l’”intromissione”.

In effetti non si può non rilevare una contraddizione con quanto avviene in altri settori, quelli all’interno dei quali la stessa legge pro-liberalizzazioni delega nuove competenze all’Antitrust, per esempio in materia di trasporti.

Dall’altra parte c’è Franco Bernabè, presidente di Telecom Italia, il quale ha gridato all’esproprio incostituzionale: certamente un’esagerazione, perché la legge non avrebbe mutato la proprietà della Rete, che sarebbe rimasta a Telecom Italia, ma semplicemente, ne avrebbe liberalizzato la manutenzione delle parti in affitto.

È apodittico che consentire l’intervento ad altri tecnici, rispetto a quelli di Telecom, avrebbe potuto creare conflitti e caos organizzativo, a discapito della qualità e dell’efficienza di tutti i gestori, ma evitare ciò dovrebbe essere proprio il compito dell’AGCOM: regolamentare e trovare concrete forme di coordinamento obbligatorio.

Comunque, il rapporto antico di amicizia personale e di profonda sintonia professionale e politica fra Monti e lo stesso Bernabè è probabilmente stato determinante affinché le preoccupazioni di Bernabè trovassero ascolto presso il Governo.

Infine, c’è la posizione fortemente contraria dei sindacati confederali, che temevano esuberi proprio nel settore rete di Telecom Italia denominato Open Access: anche qui, però, il sindacato dovrebbe ottenere che l’AGCOM pretenda l’adozione dello stesso contratto delle Telco da parte dei gestori e delle loro imprese di appalto, senza forme di dumping contrattuale.

Il problema della liberalizzazione della manutenzione dell’ultimo miglio è quindi un problema gestionale, più da valutare concretamente nell’attuazione che da discutere in astratto.

Una grande vittoria per Telecom Italia e suoi lavoratori lato rete.

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NGN, dettate le regole dall’AGCOM per la nuova rete in fibra superveloce.

agcom-ngn-telecom-banda-ultralargaDopo estenuanti trattative, difficoltà e opposizioni, l’AGCOM ha pubblicato la delibera che rende effettive le regole per la rete di nuova generazione italiana denominata NGN o Next Generation Netvork.

E’ una normativa con lo scopo dello sviluppo della banda ultralarga, utilizzando infrastrutture in fibra ottica che permettono di raggiungere una velocità di 100 Mbit/s, e che garantiscano nello stesso tempo la concorrenza tra Telecom e gli altri operatori.

Corrado Calabrò, presidente di AGCOM, può gioire dichiarando che Continua a leggere

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Telecom Italia lancerà il servizio Vdsl a 80 Mbps nel 2012.

VDSLE’ un altro annuncio fatto all’Internet Governance Forum di Trento, dopo quello della fibra a 100 Megabit.

Sfrutterà quindi il VDSL, più economico ma anche meno future proof della fibra delle case, poiché ha visto che i nostri doppini riescono a portare la velocità 80 Mbp/s (contro i 50 Mbps tipici del VDSL).

Speriamo, la copertura delle reti di nuova generazione è al momento minimale rispetto alla Francia, la Germania (in VDSL) e ai piani del Regno Unito.

Le elevate velocità si raggiungono a scapito della distanza da coprire: se non si superano i 300 metri è possibile avere un collegamento a 26 Mbit/s simmetrici oppure a 52 Mbit/s in ricezione o download e 12 in trasmissione o upload.

Un altro vantaggio di VDSL è l’insensibilità alla diafonia, problema di cui risente invece ADSL.

Il limite maggiore è la necessità per le compagnie telefoniche di riposizionare i DSLAM vicini agli utenti, quindi spesso fuori dalle centrali telefoniche, in appositi locali. Tale tecnologia sarebbe perfettamente sfruttabile nel caso di realizzazione di infrastruttura di rete di accesso in fibra ottica cosiddetta FTTC.

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La banda larga può attendere. Parola di Berlusconi.

Berlusconi la banda larga può attendereEra il 4 novembre 2009 quando il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, smentendo le dichiarazioni rese sino a poche ore prima dai Ministri Romani e Brunetta, dichiarava: “I soldi per la banda larga li daremo quando usciremo dalla crisi”.

L’annuncio a sorpresa dell’eminenza grigia di Palazzo Chigi rappresentava l’epilogo – il peggiore possibile – di una brutta storia di ipocrisia di Stato nell’ambito della quale il Governo aveva continuato a raccontare agli italiani colossali bugie facendo apparire come imminente e ormai deciso uno stanziamento di 800 milioni per lo sviluppo dell’infrastruttura di banda larga.

“I fondi stanno lì, non sono stati spesi né sciupati: una volta usciti dalla crisi, si potrà riprendere l’ordine della priorità, e la prima sarà la Continua a leggere

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In Senato l’appello delle TelCo: “Siano le net company a pagare le nuove reti”

net company paghino le nuove retiDurante un’audizione sulle Ngn lanciano l’allarme Stefano Parisi, ex ad di Fastweb, e Luigi Gubitosi, numero uno di Wind: network al collasso. Per le future infrastrutture paghino anche gli over the top.

La rete di telecomunicazioni italiana finora “ha retto bene” ma è immaginabile che “nel giro di 5-6 anni non reggerà più perché il traffico sta aumentando in maniera esponenziale”. Lo ha detto oggi Stefano Parisi, in rappresentanza di Fastweb, nel corso di un’ audizione alla Commissione Lavori Pubblici del Senato sulle reti Ngn. Parisi, ex ad di Fastweb e presidente di Asstel, ha aggiunto che “servono ingenti investimenti ma non con soldi pubblici”.

Il nodo principale per Fastweb è che ci sono i grandi operatori internet, e Parisi ha ripetutamente citato Google, che “riescono a portare a casa ricavi senza compartecipare alle spese della rete”. Parisi chiede poi un quadro regolatorio: “Noi siamo per la democrazia nella rete ma se i parlamentari non fanno leggi non c’è un quadro certo. Serve un quadro stabile che Continua a leggere

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NGN, Sambuco: “Sì allo Stato imprenditore. Ma la rete dovrà tornare al mercato”

next generation networkPer il capo dipartimento del Mse per velocizzare la realizzazione delle nuove reti serve una partnership pubblico-privata a guida statale. Il network dovrà essere sostenuto da risorse pubbliche in attesa che si sviluppi la domanda
Come spingere la realizzazione delle Ngn in Italia? Al quesito risponde in un lungo intervento sul quotidiano Il Foglio il capo dipartimento ministero dello Sviluppo economico Roberto Sambuco.

“La strada è semplice. Non sono necessari soldi a fondo perduto: lo Stato deve farsi imprenditore a tempo. Tutti concordiamo sull’obiettivo di portare la fibra ottica in tutte le case, le aziende, in ogni punto di accesso ma nessuno sa quando potrà accadere”. Sambuco sottolinea che “le politiche di investimento delle aziende di Tlc – pressante come sono dalle trimestrali – sono guidate dal marketing e del commerciale. Oggi non c’è nessuno di questi uffici che possa spingere le proprie aziende a fare investimenti nelle reti di nuova generazione: la domanda è troppo debole e lo sarà ancora per un tempo che nessuno conosce con precisione”.

Ma l’Italia non può permettersi di aspettare: “Dobbiamo velocizzare perché si tratta di investimenti onerosi e lunghi. Perciò serve lo Stato imprenditore che si sovrapponte temporalmente al mercato”.

Lo Stato potrà avere un dicreto ritorno dell’investimento – sostiene Sambuco: “La nuova rete sarà molto redditizia”. Il progetto dovrà essere poratto avanti attraverso una partnership pubblico-privata in cui lo Stato fa da guida per le in frastrutture passive. “Siamo al lavoro su questo da diversi mesi”. la parte pubblica però può subentrare a una condizione: “Entro massimo dieci anni lo stato deve abbandonare l’investimento e Continua a leggere

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NGN, società a maggioranza pubblica.

ngn banda largaVia libera del Tesoro al ruolo che svolgerà la cassa depositi e prestiti: destinata ad essere primo azionista.

Teoricamente scaduti i termini del Memorandum of Understanding degli operatori per la società della rete, si concretizza il piano per portare avanti la newco per la NGN: l’idea è quella di una società a guida pubblica.

Il Memorandum of Understanding era stato siglato lo scorso novembre dal ministro Paolo Romani e da tutti gli operatori e, oltre a porre le basi per la condivisione delle infrastrutture passive per la nuova rete, si dava tre mesi per la costituzione di una società veicolo per la realizzazione delle infrastrutture passive.

I tre mesi sono scaduti, e qualcosa sembra essersi finalmente mosso: sembra chiarirsi che la società per le reti di nuova generazione sarà a guida pubblica.
Il modello che si è scelto, spiegano fonti ministeriali, è quello “dello Stato imprenditore a tempo”: si pensa a una presenza pubblica nella società di massimo dieci anni, per poi lasciare entrare il mercato.

Deputata a mantenerne il controllo pubblico sarà la Cassa depositi e prestiti (CDP) in qualità di primo azionista, anche se resta ancora da stabilire la quota di partecipazione esatta.

L’importante passo avanti di questi giorni è proprio costituito dal fatto che il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha annunciato l’impegno del Ministero del Tesoro al coinvolgimento della CDP.

Il progetto vale 8,3 miliardi e punta a Continua a leggere

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Gli OLO ad Agcom: fermate i 100Mega di Telecom Italia.

Gli OLO ad Agcom: fermate i 100Mega di Telecom Italia.Vodafone, Fastweb, Wind, Tiscali e l’associazione Aiip chiedono per l’operatore l’obbligo immediato a un’offerta wholesale bitstream per garantire al cliente finale un’adeguata capacità di banda e offrire servizi a valore aggiunto. Primi conti sulla spesa per gli abbonati: il canone bimestrale potrebbe sfiorare i 140 euro.

Obbligare Telecom Italia a prevedere un’offerta wholesale bitstream disaggregata su fibra ottica, orientata al costo, con caratteristiche tecniche e di performance almeno equivalenti a quelle delle offerte retail e a condizioni economiche che garantiscano la piena replicabilità.

Questa la richiesta messa nero su bianco dagli operatori alternativi Vodafone, Wind, Fastweb, Tiscali e dall’associazione Aiip, in una lettera inviata all’Agcom relativamente all’offerta 100 Mb di Telecom Italia (i cui contenuti sono stati anticipati oggi da Milano Finanza) a cui l’Agcom potrebbe dare l’ok in occasione del Consiglio del 3 febbraio prossimo – o almeno, è quanto auspicato nei giorni scorsi dal presidente dell’Authority Corrado Calabrò.

Nella missiva gli Olo puntano il dito contro la “non replicabilità” dell’offerta ai clienti finali e paventano il rischio di agevolare azioni di pre-emption e conseguente rimonopolizzazione del mercato da parte di Telecom Italia. Così come configurata, l’offerta consentirebbe agli alternativi di offrire una banda minima garantita di Continua a leggere

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Femtocelle: la stazione radio dentro casa.

femtocellaNegli ultimi anni l’accesso wireless è diventato sempre più pervasivo, oltre che per il servizio voce anche per il servizio dati e lo sviluppo tecnologico supportato negli enti di standardizzazione (3GPP ed IEEE) si è focalizzato sulle evoluzioni delle interfacce radio in grado di supportare throughput sempre più elevati. L’ambiente indoor, inoltre, ha assunto grande importanza per gli operatori di rete, poiché rappresenta la sede di una grossa porzione del traffico mobile. La combinazione di questi due fattori, congiunta al beneficio che si ha avvicinando l’antenna di trasmissione al terminale in termini di miglioramento del canale radio e, quindi, delle prestazioni effettive che il cliente può sperimentare, hanno portato a pensare i dispiegamenti di rete mobile futuri secondo un paradigma che passa dalle celle macro attuali a celle via via di dimensioni più ridotte come micro, pico e femto. Con il termine femtocella s’intende una cella di piccole dimensioni, quali possono essere quelle di un’unità abitativa media o di un gruppo di uffici. Più in generale il termine comprende anche l’apparato radio che genera la cella, normalmente caratterizzato da dimensioni, costi e consumi di energia ridotti. Questo, utilizzando le interfacce standard 3GPP, consente ad un utente di essere connesso alla rete mobile attraverso lo stesso terminale utilizzato normalmente per la fruizione di servizi in mobilità sotto la rete macro.
La femtocella (alias FAP, Femto Access Point) è, come detto, una piccola stazione radio base a bassa potenza e di ingombro comparabile con quello di un Access Point in tecnologia Wi-Fi. Si collega tramite cavo Ethernet all’Home Gateway impiegato dall’utente per la connessione broadband di rete fissa. La femtocella ha il vantaggio di essere autoinstallante, non richiede manutenzione da parte del cliente e può essere gestita a distanza dall’operatore. Inoltre, a differenza delle WLAN, trasmette su bande soggette a licenza (allo stato attuale della tecnologia su quelle dell’UMTS). Quindi, in sintesi, una femtocella è in grado di offrire la copertura 3G a banda larga, sfruttando la connettività xDSL dell’utente ed irradiando un comune segnale fruibile dai telefoni a standard 3GPP (UMTS e HSPA) senza l’ausilio di client sui terminali.

L’utilizzo di questa tecnologia offre molti vantaggi sia all’operatore, sia al cliente. Dal punto di vista degli operatori, i benefici sono rappresentati dall’incremento della capacità di rete, dal rafforzamento della copertura indoor, dalla possibilità di offrire mobilità “trasparente” con la rete macro, dalla diminuzione dei costi di trasporto dei dati (backhauling) grazie all’utilizzo dell’ADSL del cliente, dall’incremento di penetrazione dei servizi di mobile broadband, dall’utilizzo delle frequenze licenziate e dalla potenziale fidelizzazione del cliente attraverso offerte di tipo home zone.
I clienti invece possono contare sul miglioramento della copertura indoor e della “user experience” attraverso un incremento di banda (a differenza delle macrocelle, le risorse radio delle femtocelle sono dedicate ad un limitato numero di utenti attivi contemporaneamente), sull’utilizzo dello stesso terminale cellulare, su tariffazioni potenzialmente migliori e sull’abilitazione di nuovi servizi di Home Networking.

Accanto ai numerosi vantaggi derivanti dall’adozione della tecnologia femtocellulare, ci sono ancora una serie di problematiche da considerare, derivanti dall’assicurare un corretto e completo interlavoro con la rete macro pre-esistente. In primo luogo, poiché questi dispositivi servono per realizzare una copertura capillare indoor, è lecito prevedere da parte dell’operatore un dispiegamento su larga scala che richiede in rete nuovi elementi controllori. Inoltre, dal punto di vista dello standard, nonostante le molte decisioni già prese e i nodi tecnologici sciolti, il percorso che conduce ad uno standard completo non si è ancora concluso, e si stima che le prime specifiche 3GPP potranno essere disponibili nel corso dell’anno. Solo a partire dal biennio 2009-2010 potranno quindi iniziare le prime installazioni commerciali di soluzioni interamente standard a cura dei grandi operatori europei. In aggiunta, nuove sfide tecnologiche dovute all’inserimento in rete delle femtocelle riguardano aspetti di sistema, che spaziano: dal sottosistema di gestione, all’ottimizzazione delle risorse radio, della mobilità e delle informazioni legate alla localizzazione delle femtocelle e degli utenti nonchè la relativa fatturazione.
Infine, par garantire la massima qualità del servizio e la piena soddisfazione dei clienti femto, l’operatore che introdurrà questa tecnologia dovrà porre particolare attenzione nella gestione del backhaul (xDSL o fibra) a disposizione della femtocella, per garantire ad Continua a leggere

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Ngn: Calabrò prende tempo. Le regole nel 2011.

ngn fibra otticaMateria complessa e delicata: il Consiglio dell’Authority proroga all’11 gennaio 2011 la discussione sulla regolamentazione delle reti ultrabroadband. E sulle tariffe di terminazione mobile: via al nuovo modello parametrato sull’operatore efficiente


E’ rimandata a gennaio 2011 la partita delle regole Ngn. Il Consiglio dell’Authority ha avviato oggi la discussione sull’impianto regolatorio che farà da base alla realizzazione delle reti di nuova generazione, ma nessuna decisione in merito sarà presa nell’arco delle prossime ore come invece scritto oggi su Milano Finanza.

Come anticipato stamattina sul nostro sito il Consiglio ha deciso di prendere tempo considerata la complessità della materia: all’avvio della discussione odierna farà seguito almeno un altro appuntamento, quello in calendario l’11 gennaio. E anche in merito ai contenuti del documento la versione dell’Agcom potrebbe discostarsi e non poco da quella sottoposta alla stessa Authority dal Comitato Ngn presieduto da Francesco Vatalaro. Non è ancora possibile svelare dettagli ma una fonte fa sapere al Corriere delle Comunicazioni che le anticipazioni di Milano Finanza contengono “numerose inesattezze” e che “il documento Vatalaro sarà ampiamente superato dalla versione in via di elaborazione da parte dell’Authority”

Anche riguardo alle tariffe di terminazione mobile – questione all’odg dell’odierno Consiglio – per il listino definitivo bisognerà attendere. Il Consiglio ha approvato il modello “che si parametra sull’operatore efficiente”.

“Con le decisioni assunte oggi, l’Italia compie un ulteriore passo avanti verso l’armonizzazione del proprio impianto regolatorio con quello europeo – sottolinea il presidente Corrado Calabrò -. Un passo importante in vista della creazione di un mercato unico dei servizi di comunicazione elettronica con regole uniformi. Le decisioni assunte dall’Agcom consentiranno, una volta completata l’analisi di mercato, di ridefinire le tariffe di terminazione con vantaggi per i consumatori” .

L’Autorità ha definito il nuovo modello per la determinazione delle tariffe di terminazione mobile, “in linea con quanto richiesto dagli orientamenti comunitari e con le esperienze delle Autorità di regolazione dei principali paesi europei”, si legge in una nota dell’Agcom. “Grazie alla disponibilità di questo strumento avanzato, l’Agcom ha deciso di avviare il terzo ciclo dell’analisi del mercato della terminazione mobile. Obiettivo del procedimento è la revisione del glide path definito nel 2008, ossia verificare se, ed in quale misura, i livelli delle tariffe di terminazione dei quattro operatori mobili debbano essere rivisti, per tenere conto delle dinamiche di mercato e del grado di competizione”. L’Agcom puntualizza che Continua a leggere

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